FACCIAMO DUE CONTI SUL QUESITO REFERENDARIO

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Questo è il testo del quesito referendario con il quale ci chiederanno di confermare o bocciare la riforma costituzionale:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

Ad una prima lettura sembra una cosa molto positiva, perché nel momento in cui la stragrande maggioranza dei cittadini vede come fumo negli occhi i costi della politica, puntare metà del quesito sulla loro riduzione è una scelta propagandistica efficace.

Entrando nel dettaglio io, che non sono un costituzionalista e nemmeno un economista, noto alcune cose:

Il Senato non viene abolito ma vengono sostituiti i suoi membri, ed anche se non avrà più una funzione paritaria con la Camera dei Deputati potrà incidere sull’approvazione delle leggi, impedendo di fatto un iter totalmente semplificato.

La riduzione del numero dei parlamentari è la sostituzione degli attuali senatori eletti, con rappresentanti delle istituzioni locali e altri membri nominati. In pratica si risparmierà una buona parte delle loro attuali indennità e poco più. Tutto l’attuale Senato nel 2015 è costato 540 milioni di euro. E’ la cifra riportata nel bilancio di previsione di Palazzo Madama. La spesa più alta riguarda i 227 milioni per vitalizi e pensioni. Altri 207 se ne vanno per indennità e stipendi. Il personale, tra eletti e dipendenti, assorbe l’80 per cento dei costi. (Fonte Il Fatto Quotidiano).

Il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni non si sa cosa sia, ma volendo dargli un valore molto generoso ipotizzo che sia un’altra volta l’equivalente di tutto il costo del Senato: 540 milioni di euro.

L’abolizione del CNEL porterebbe ad un risparmio di 20 milioni di euro all’anno (Fonte Il Sole 24 ore).
Tirando le somme la presunta riduzione dei costi della politica potrebbe essere di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Suddividendo questa somma sui 60 milioni di cittadini significherebbe un risparmio di 18,33 euro annui per ognuno di noi. Tutto ciò a che prezzo? Al prezzo di subire una riforma del titolo V della costituzione, peraltro approvato dal centro sinistra, che prevedeva un reale Senato Federale composto da autorevoli rappresentanti delle regioni. Oltre a questo entrerebbero in vigore una serie di provvedimenti tesi a togliere poteri a tutti gli enti locali e di fatto penalizzando i più virtuosi in materie come la sanità.
Qualcuno più addentro in materie tecniche potrebbe contestare quanto ho scritto, ma anche triplicando o quadruplicando l’importo del risparmio la sostanza per noi cittadini non cambierebbe, soprattutto se pensiamo che ogni  lombardo paga ogni anno Roma circa 6000€ in più di quelli che tornano sotto forma di servizi o trasferimenti (residuo fiscale). 

NO ALLE OLIMPIADI: UN PEZZO DEL SISTEMA MESSO CON LE SPALLE AL MURO

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Il sindaco di Roma Virginia Raggi ha detto NO alle “Olimpiadi del mattone”

In tutti i paesi civili un evento come le Olimpiadi viene visto come una grande opportunità, in itagghia il primo pensiero va a un’organizzazione senza tangenti, ruberie e infiltrazioni mafiose. La colpa non è della Raggi e se si vuole cambiare il sistema bisogna saper prendere decisioni forti. Brava Virginia.

Ascoltare Malagò che parla con un tono da funerale è una goduria. Il video andrebbe ritrasmesso come esempio perfetto di un pezzo del sistema con le spalle al muro, perché gli è stato tolto dalle mani un giocattolo prezioso. Il fatto d’aver disertato il vertice con il Comitato promotore non sarà un esempio di educazione istituzionale, ma a volte i “potenti” vanno educati a sberloni metaforici.

15-09-1996 – 15-09-2016: RESOCONTO PERSONALE DA LEGHISTA DOPO 20 ANNI DI PADANIA

Purtroppo, purtroppo, dopo mille altri purtroppo, o per fortuna il mio stato di convalescenza mi lascia tempo per pensare, osservare, riflettere, quindi voglio fare il punto della situazione dopo il 20° anniversario della dichiarazione d’indipendenza della Padania. Ribadisco il concetto di “personale”, perché l’obiettivo di queste parole non è quello di discutere o spacciare verità ma quello di fare una fotografia di questi 20 anni senza voler convincere nessuno ma nemmeno farmi convincere. Ogni fotografia può piacere o non piacere, ma racchiude i particolari che l’autore ha voluto imprimere perché quelli sono ciò che vede.

Per la verità la mia militanza leghista è iniziata nel 1990, quindi nel 1996 avevo già qualche anno di attività sulle spalle ed ero capogruppo di una maggioranza monocolore Lega Nord nel consiglio comunale del comune dove risiedo.

Voglio fare questo mio bilancio suddividendolo in pochi paragrafi:

UMBERTO BOSSI: L’Uomo che mi ha fatto riscoprire l’orgoglio di essere una persona e non solo un numero, un suddito, un contribuente. Rude nei modi ma sincero, se doveva dirti bravo te lo diceva, se doveva mandarti a quel paese altrettanto, un uomo fuori dagli schemi unico nel suo genere e per questo da prendere così com’è perché nemmeno lui ha cercato di piacere a tutti.

Fatta salva la sua onestà personale, non sopporto quando qualcuno dice che sotto la sua guida in 20 anni la Lega Nord non ha portato a casa nulla, perché la Legge Bossi-Fini, la Devolution, i decreti attuativi del federalismo fiscale, la Legge Castelli sulla giustizia, sono realtà inconfutabili e basterebbe solo avere la pazienza di documentarsi su cosa realmente contenessero quelle riforme. Nel mio piccolo e da semplice militante ho sentito il bisogno, nel periodo in cui ci arrivavano addosso tonnellate di letame dall’esterno e dall’interno, di scrivere il libro “La Lega del Fare” (clicca qui per i dettagli), per difendere Bossi e il movimento, spiegare nel dettaglio tutti gli obiettivi raggiunti nei 9 anni di governo. Purtroppo non andavano ancora di moda gli svuota edicole e gli svuota librerie, però devo dire d’aver avuto buone soddisfazioni.

I risultati ottenuti dalla Lega Nord sono stati possibili anche grazie all’appoggio di Berlusconi, ma sono stati frenati dal tradimento dello stesso e dalla reazione del sistema.

Non credo che una nuova alleanza con Berlusconi, e con tutto il putridume visto nell’appuntamento di Stefano Parisi a Milano, potrebbe portare a qualcosa di buono e utile, perché oltre ai numerosi precedenti tradimenti il pensiero di avere a che fare con quella banda di trafficoni sarebbe malvista sia dai leghisti che dai delusi dal Grillismo e da chi preferisce non andare nemmeno più a votare che rappresenta il 75% circa dell’elettorato, il quale aspetta le parole giuste per tornare a dare fiducia.

MATTEO SALVINI: non sono un adulatore di Matteo, è l’unico dopo Umberto Bossi a saper toccare le corde delle mie emozioni, mi sento affezionato a lui anche dal punto di vista personale. Molti suoi detrattori lo considerano il principale responsabile di insuccessi elettorali o politici ma, siccome metto l’ideale davanti ai personalismi, non credo che tutti i meriti siano solo suoi e nemmeno i demeriti. I bilanci si fanno alla fine del mandato di un segretario federale, quindi il giudizio finale è sospeso fatto salvo il riconoscimento del suo smisurato impegno per la nostra causa e per la vicinanza al popolo leghista. Nel primo libro avevo scritto che “Fare” non significa solo raggiungere gli obiettivi, ma dare il 100% per cercare di portarli a termine, quindi l’impegno va sempre riconosciuto e premiato.

Ho ascoltato attentamente l’intervento di Salvini a Pontida (di seguito il video per chi volesse riascoltare tutti gli interventi), dico che se tutte le condizioni poste ad eventuali alleati venissero accettate e venissero tradotte in atti governativi sarebbe un ottimo risultato. Mi permetto di aggiungere e sottolineare che un Senato Federale come quello uscito dalla riforma del titolo V, unito alla messa in funzione degli 8 decreti attuativi del federalismo fiscale già pronti e approvati, sarebbero un buon punto di partenza. Sono consapevole che il sogno d’indipendenza e secessione (a me caro) è difficilmente praticabile, ma è inevitabile che di questo passo la Padania sia destinata ad affondare perché per noi non ci sono leggi straordinarie, ma solo richieste di lavorare, pagare, sputare sangue ad ogni errore fiscale o amministrativo, fallire in caso di difficoltà.

Rispetto a quanto dichiarato da Salvini, continuo ad essere convinto che la parte minoritaria del sud Italia che si vuole ribellare non avrà nessuna possibilità finche i forestali e tutti i lavoratori socialmente inutili continueranno ad avere stipendi senza combinare niente, ma anche finche i produttori di arance o olio del sud schiacciati dalla concorrenza sleale si vedranno ripianare le perdite grazie agli stanziamenti straordinari dei governi. Non ne faccio una questione etnica, ma la Padania regala oltre 120 miliardi di euro all’anno allo stato italiano, in più di quelli che tornano, quindi possiamo dire di essere già fin troppo solidali senza bisogno di andare pure a cucinargli la pappa pronta, anche perché i meridionali responsabili dovrebbero spiegare in modo concreto cosa dovremmo fare noi per aiutare a crescere le loro terre, visto che il buon Dio ci ha dotato di pari capacità intellettive. Ogni popolo ha diritto di liberarsi dalle catene di Roma, ma deve dimostrarlo con i fatti e non con piagnistei infantili.

Come ho scritto nel mio secondo libro “Divide et impera” disponibile anche in formato E-book contattando l’editore (clicca qui per i dettagli), non bisogna essere contrari ai partiti nazionalisti europei perché è indispensabile che venga riacquistata la sovranità di ogni singola nazione, anche perché per i movimenti indipendentisti è determinante poter trattare con i propri governi nazionali piuttosto che con entità simili ai muri di gomma distanti anni luce.

CONTESTATORI INTERNI: In quanto Bossiano mi arrabbio quando leggo duri attacchi nei suoi confronti, in quanto Salviniano mi danno altrettanto fastidio gli attacchi personali, in quanto leghista non mi piace quando qualcuno vuole distribuire patenti di onestà o legittimità ad altri leghisti. A volte mi faccio trascinare in discussioni virtuali, credo che non debbano mai andare sul personale, non le considero per forza come l’esercizio di voler lavare i panni sporchi in piazza perché se no dovrebbero tacere tutti.

L’argomento principale di questi indipendentisti che si sentono traditi da una vera o presunta linea nazionalista italiana, è quello di paragonarsi a martiri che hanno dato la vita per difendere il loro ideale di libertà. Personalmente non voglio morire italiano nemmeno dal punto di vista anagrafico, ma non credo che sarei disposto a dare la vita per un popolo che si mette in coda alle 5 del mattino per acquistare l’I-phone o per pagare le bollette e le tasse il giorno prima della scadenza, che considera noi leghisti dei trogloditi o gente senza cuore, e che fa suo il motto “armiamoci e partite” perché preferisce rinunciare ad alzare la testa.

Ricordiamoci anche che uno dei nostri più agguerriti esponenti, quando doveva farsi eleggere al Parlamento Europeo dai collegi del Nord gridava a squarciagola “PADANIA LIBERA”, mentre quando gli interessavano i voti dei romani imbracciava il tricolore e inneggiava alla “CALABRIA LIBERA”.

Siccome io non sono buono come Salvini, vorrei che tutti coloro che percepiscono anche solo 1 euro grazie a cariche elettive, nomine in enti, collaborazioni, sotto il simbolo della Lega Nord, se non partecipano ad appuntamenti come Pontida senza avere una validissima motivazione vadano immediatamente sfiduciati o sostituiti.

CONTESTATORI INDIPENDENTISTI ESTERNI: con molti di questi ho mantenuto un legame di amicizia, quindi il giudizio va al di là del personale, e la maggior parte hanno lasciato il movimento circa 20 anni fa. Sempre per parlare di bilanci, ribadisco che non accetto patenti di leghismo e d’indipendentismo da chi in due decenni non è riuscito ad ottenere nessun risultato pratico, legislativo, elettorale a favore dell’indipendenza della nostra terra, ma ha saputo solo istituire un processo permanente al nostro movimento onorandosi d’avere tempi biblici come quelli della magistratura italiota. Qualcuno ha addirittura cercato di conquistare una comoda poltrona solo grazie al suo antileghismo. Come ripeto spesso, se qualcuno di loro dovesse portarci all’indipendenza mi cospargerò il capo di cenere e chiederò umilmente di potermi complimentare, magari imbucandomi ai festeggiamenti.

 

15-09-1996-15-09-2016 L’INDIPENDENZA DELLA PADANIA E’ DIVENTATA UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA

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Prima di tutto mi scuso per l’assenza di nuove pubblicazioni, ma a causa di un serio problema di salute (per fortuna risolvibile anche stavolta) la mia mente è stata occupata da altri pensieri. Quanto prima si tornerà alla normalità. Grazie

15 settembre 1996 – 15 settembre 2016 AUGURI PADANIA. 20 anni fa veniva proclamata l’indipendenza della Padania, e per me questa resterà sempre una ricorrenza fondamentale. In questi 20 anni le quattro principali regioni Padane hanno versato a Roma circa 120 miliardi di euro all’anno per aiutare le regioni più “sfortunate”, con il risultato che loro si sono salvate ed hanno continuato a mantenere eserciti di fancazzisti come i forestali, i lavoratori socialmente inutili e i falsi invalidi, salvo chiedere altri soldi quando c’erano nuovi buchi. Intanto nelle nostre regioni hanno iniziato a chiudere aziende, abbiamo conosciuto disoccupazione e precariato, lo stato ha continuato ad accanirsi con Equitalia e strozzini vari. L’indipendenza della Padania non è più solo un grande sogno, ma una questione di sopravvivenza e nessuno potrà convincermi del contrario.

Intanto in questa data alcuni “leghisti” preferiscono difendere Paolo Di Canio, licenziato da Sky per aver esibito un tatuaggio con la scritta DUX (Duce). Per me possono andare affanculo Sky, Di Canio e il Duce.

SI al diritto di autodeterminazione dei Popoli. NO alle dittature fascista e comunista.

LI CHIAMANO PAZZI PER MASCHERARE IL MOVENTE RELIGIOSO

Ci sono pazzi criminali che vogliono estendere il più possibile lo stato islamico e l’unica distinzione che fanno è tra fedeli e infedeli. Gli infedeli vanno puniti con azioni organizzate e pianificate, ma anche istigando singoli elementi fanatici o psicolabili mimetizzati nelle nostre società. Purtroppo alcuni di questi, anche se non spinti solo dal movente religioso, piuttosto che suicidarsi o farla pagare solo al responsabile vero o presunto del loro disagio, scelgono la via del martirio ammazzando il maggior numero di persone sconosciute che rappresentano un modello di vita proibito e peccaminoso.

In parte è giusto parlare dei responsabili di atti terroristici etichettandoli come pazzi, però questo non dev’essere un modo per manipolare la realtà ma la conferma che ci troviamo difronte a un nemico non disposto a sentire ragioni, perché la legge islamica conosce solo la ragione del Corano mentre tutto il resto è infedeltà intollerabile.

IMMIGRATO UCCISO A FERMO: LA MOGLIE CAMBIA VERSIONE DEI FATTI

La moglie del nigeriano ucciso a Fermo ha “modificato” il racconto di quanto avvenuto, confermando la versione dei testimoni oculari e ammettendo che è stato il marito ad aggredire l’italiano con il segnale stradale dopo l’insulto (leggi la notizia qui). La signora si è giustificata dando la colpa alla scarsa conoscenza della lingua italiana, ma chissà come mai ha sentito il bisogno di correggere il tiro quando si è iniziato a parlare di possibile accusa per falsa testimonianza.

Di sicuro lei avrà raccontato l’accaduto a persone che parlano la sua lingua madre e anche l’italiano, le quali avrebbero potuto avvertirla immediatamente che la traduzione riportata dai media era sbagliata e contraddittoria. Non condanno questa donna, perché al di là di tutto il marito è morto, e non dev’essere stato facile per lei resistere all’assalto dei rappresentanti dell’industria della carità e del razzismo al contrario, i quali non vedevano l’ora di “monetizzare” anche politicamente la vicenda.

IMMIGRATO UCCISO A FERMO: SI ATTIVA L’ANTIRAZZISMO DISCRIMINANTE

Renzi Fermo

 

Fermo – Il giorno dopo un brutto fatto di cronaca nel quale ha perso la vita un uomo nigeriano, senza conoscere l’esatta dinamica dei fatti, si sono attivati ministri e presidenza della repubblica per garantire tutto il sostegno ai famigliari, compresa la priorità nelle pratiche burocratiche. Sembra impossibile che in altri casi ci sia l’assoluto silenzio delle istituzioni e, quando ci sono responsabilità dello stato, le famiglie debbano passare costose e umilianti trafile legali.

I sinistri stanno rivolgendo pesantissime accuse a noi leghisti, e pretendono condanne più nette di quelle che molti di noi (Salvini in testa) hanno già espresso nei confronti del responsabile. Gli stessi sinistri ogni volta che c’è da approvare un provvedimento svuota carceri o un indulto, (anche per gli assassini) stanno dalla parte di Caino e se ne fregano dei famigliari delle vittime, di qualunque nazionalità essi siano.

Oggi al funerale del giovane, oltre a Laura Boldrini e Maria Elena Boschi, parteciperanno anche gli “antirazzisti” dei centri sociali, quelli che vengono a prenderti a pugni ad un gazebo se stai diffondendo un programma politico di colore diverso dal rosso comunista, minacciano operai che realizzano opere sgradite (TAV), usano bombe carta e bulloni contro le forze dell’ordine, esultano quando muore un israeliano e sognano la cancellazione di Israele dalle carte geografiche, pensano che sia giusto usare la violenza contro chi viene considerato un provocatore o un simbolo da eliminare.

A proposito, qualcuno sa dove si può firmare per far ottenere benefici e aiuti alla famiglia del 19enne americano derubato, ucciso e buttato nel Tevere? Come dite? Siccome non era un “prodotto” spendibile dall’industria della carità, il sospettato non è riconducibile all’estrema destra, non interessa a nessuno e Alfano non ha chiesto aggravanti. Lo immaginavo. R.i.p.